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Film per la scuola e per piacere


Gennaio 2013 La migliore offerta
vedi la scheda: http://www.mymovies.it/
citazioni: 

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Jacques de Vaucanson è il primo artista a cui viene riconosciuta la realizzazione di un automa meccanico perfettamente funzionante. È il riferimento alla sua creatività che costituisce lo scheletro di questo film di Giuseppe Tornatore che si presenta al contempo come fruibile da un vasto pubblico e come forse il più teorico tra tutti quelli girati dal regista.... Il rigore narrativo (forse perché liberato dai lacci dei rimandi alla Storia e alla cronaca) prende il sopravvento sul rischio, spesso in agguato nel suo cinema, dell'enfasi e della sovrabbondanza. Ne La migliore offerta ... il meccanismo funziona. Il termine non viene usato a caso. Perché apparentemente Tornatore ci racconta una storia d'amore in cui il celarsi diviene stimolo segreto alla scoperta e nella quale, per gran parte del tempo, un uomo che ha fatto della vista e del tatto il fulcro del proprio esistere misantropico e (solo apparentemente) misogino si trova costretto a doversi affidare esclusivamente all'udito. Scoprirà in progress quanto il percorso sia faticoso e non privo di rischi così come l'individuare sotto uno strato di scorie accumulate nel corso del tempo un'opera inizialmente individuata come falsa. 
È nel gioco tra la verità e la finzione tra ciò che appare (o non appare) e ciò che è che si struttura la vicenda ed è su questa base narrativa che Tornatore innesta un interessante intervento di teorizzazione. Così come, pezzo dopo pezzo, si giunge a ricostruire l'antico automa, così accade per il discorso filmico che il regista articola liberando dalla ruggine gli ingranaggi ormai sperimentati dai maestri del cinema ma sempre in grado di offrire esiti inattesi. L'essenziale, sembra volerci dire, è saperne valutare la giusta collocazione rinviandone, come fa Claire con il proprio aspetto, la rivelazione complessiva. In fondo fare cinema è simile al relazionarsi a una donna. Come afferma l'assistente di Virgil: "Vivere con una donna è come partecipare ad un'asta. Non sai mai se la tua è l'offerta migliore". Se non la migliore quella di Tornatore è senz'altro, in questo caso, un'offerta molto interessante.(
Giancarlo Zappoli)




Maggio 2012 The artist 
vedi la scheda: http://www.comingsoon.it

citazioni:
Dalla geniale idea di velocizzare leggermente le riprese a quella di sfumare il bianco e nero in una gamma infinita di grigi, a seconda dello stato d'animo del protagonista, The Artist è un film talmente pieno di brillanti intuizioni da essere forse, in certi momenti, anche “troppo” perfetto.  Può essere questo l'unico difetto di una pellicola che riprende anche i generi del cinema classico hollywoodiano – non solo di quello muto - nella sua struttura narrativa: ecco il melò, la love-story, la caduta dopo l'irresistibile ascesa, il dramma, lo scintillante luccichio del musical. C'è davvero di tutto dentro The ArtistQuarto potere di Orson Wells (la scena della colazione, il magazzino coi mobili di George), Viale del tramonto di Billy Wilder (la parabola della star che non si rassegna, accompagnato dal fedele autista che firma anche gli autografi per lui e gli resta accanto nella disgrazia) e – anche se è il richiamo più ovvio e forse  meno voluto – E' nata una stella diWilliam Wellman e Cantando sotto la pioggia di Stanley Donen. Ma ci sono anche LubitschMurnau, i film di King Vidor, i numeri di tip tap di una grande coppia danzante come Fred Astaire e Eleanor Powell. (Daniela Catelli)

  • rapporto tra il "vecchio" e il "nuovo" - il film stesso nell'essere muto-moderno è una metafora del suo contenuto
  • il ruolo positivo della donna giovane: proiettata al futuro, comunicativa, innamorata
  • il ruolo del cinema (e dell' arte in genere) tra bisogni indotti e/o reali del pubblico (belle inquadrature con le facce del pubblico), bisogni dell'industria culturale, investimenti e guadagni
  • il ruolo degli animali nella vita dell'uomo (scena del suicidio) 
  • adoro le citazioni

Aprile 2012 Una separazione 
vedi la scheda: http://www.spietati.it

citazioni: 
...La separazione del titolo, singola, ne rivela altre, alla prima concatenate in un sistema implacabile di scatole cinesi, separazioni che sono umane, sociali, di genere, culturali...
...mobile e nervosa camera a mano, che aderisce totalmente ai personaggi in campo, ad essi mai superiore...
...I codici (giuridici e religiosi) saltano, inapplicabili a un materiale umano così magmatico, i concetti di giusto e sbagliato continuamente riperimetrati, lo statuto della verità messo in discussione ad ogni svolta del racconto...
...mostra l’Iran dilaniato al suo stesso interno dallo scontro sociale e culturale e da questo immobilizzato, la generazione di mezzo, relativamente agiata e di buoni studi, impantanata tra desideri di fuga e attaccamento alla tradizione, impossibilitata a disfarsi del corpo muto e ingombrante dei padri, proiettante ansie di modernità e rovelli etici sulla generazione dei figli...
...E' l'Iran del qui-e-adesso, ma è anche un riflesso accecante, una discesa nell'universalità dell'incomprensione tra gli esseri umani che cambia faccia per divenire manifesto di una verità latente e di una disperata ricerca di giustizia che sfiora per avvolgere ogni elemento...
...Ogni qualvolta si presenti la possibilità di un qualche chiarimento o svelamento, la verità viene ricacciata in fondo rendendo tutti, personaggi e spettatori, sempre più miopi e disarmati, bisognosi di qualcun altro che giustifichi il tutto al posto loro...

aprile 2012 La chiave di Sara
vedi la scheda: http://www.agiscuola.it

citazioni:
Non mostra le atrocità dei campi di sterminio, ma rappresenta ugualmente bene l’orrore di quei giorni, il silenzio dell’indifferenza e l’impossibilità - da parte di chi è sopravvissuto - di dimenticare e di tornare a vivere un’esistenza normale.


Aprile 2012 Cesare deve morire 
vedi la scheda: http://www.comingsoon.it

sono d'accordo con questa recensione di Federico Gironi
"...Solo in apparenza docufiction, ma in realtà quasi interamente rappresentazione, Cesare deve morire racconta la messa in scena del "Giulio Cesare" di Shakespeare, lasciando che siano pochissime le sovrapposizioni tra la preparazione della recita e la recita stessa, per esplicita volontà di amplificare al massimo l’adesione intima e dolorosa dei detenuti ai loro personaggi e ai sentimenti che veicolano.
Il film dei Taviani riesce indubbiamente a trasmettere la forza e la passione sorprendenti delle interpretazioni, ed è in grado di trovare dei momenti di limpida messa in scena dotati di un fascino che prende le mosse dal contesto ma lo trascende.
Purtroppo, però, è anche zavorrato da un’idea di cinema obsoleta e fuori tempo.

L’intensità in bianco e nero del "Giulio Cesare" recitato tra le mura del carcere si affloscia, infatti, quando iTaviani – che, sospesi tra sé stessi e Bertold Brecht non hanno voluto né saputo rinunciare alla sceneggiatura, o abbracciare momenti di pura documentazione - fanno sentire pesante e invadente la loro mano esterna. Quando cercano di spezzare la scena con un retroscena comunque artificiale e, quindi, artificioso.
L’illusione di realtà cercata dai registi non decolla allora mai, e spezza la sospensione dell’incredulità raggiunta nella messa in scena shakespeariana. Peggio: avvolge l’operazione con una sorta di paternalismo accondiscendente che lima le asperità, le personalità, le possibilità.

Perché mostrare “per finta” due detenuti che litigano “davvero”, un altro incapace di prender parte alle prove perché provato da un colloquio, uno che immagina l’arrivo in teatro delle donne o un altro ancora che afferma, recitando, che “da quando ha conosciuto l’arte la cella è divenuta una vera prigione”, è francamente fastidioso e moralmente obiettabile, poiché diventa un’ulteriore gabbia artistica che incarcera i protagonisti...."





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