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Cl@sse 2.0

Esami 2.0 e dintorni






Partiamo dalla prova Invalsi: nella classe 2.0 c'è stato l'unico dieci della Scuola e uno dei pochissimi quattro. Questo potrebbe avvalorare la tesi che il 2.0 sia una specie di lente di ingrandimento, che sottolinei ed evidenzi le anomalie, le potenzialità, tutto, nel bene e nel male.
La documentazione della classe è ormai conclusa, questa nota è a margine, dovuta perché alla fine tutto si conclude, con un esame. La mia visione delle prove quest'anno è particolare perché accompagno due terze agli esami: l'altra, anche se non è di controllo, è una classe con un  Consiglio molto tradizionale.
La questione esame apre ovviamente un tema caldissimo e irrisolto (o irrisolvibile?): quello della valutazione, delle competenze.
Valutare per competenze… belle parole! Per l’Italiano la prova è un tema. Faccio assistenza nella classe non 2.0... Avevo immaginato di scrivere delle note mentre li avrei guardati lavorare a testa bassa. I colleghi mi fanno i complimenti perché sono tranquilli, bravi, si mettono lì e lavorano. Io invece sto da un'altra parte e li immagino. Immagino rifletto.

Nel corso dell'anno casualmente ho sperimentato una libertà assoluta della valutazione. Spesso i ragazzi hanno fatto i compiti in classe con il computer e hanno poi inviato il testo come allegato. Banalità: era un modo per farli lavorare poi sulle correzioni in modo più attento e rapido senza dover ricopiare tutto il testo. Spesso mi è capitato di stampare i compiti per una correzione veloce, senza i nomi e di correggerli così senza la grafia o altri indizi che mi conducessero in modo univoco all'autore. Ecco, io che cerco sempre di essere "controllata" nella valutazione, attenta all'aura, all'effetto alone, mi sono trovata finalmente " libera" di non conoscere l'autore del testo. E quando tra le righe lo intuivo potevo valutare anche la conquista di uno stile personale.

Scelta dei temi per l'esame.
Ogni volta si creano due blocchi di docenti e ogni volta questo mi spiazza e quasi ci rimango male: docenti per la traccia 'parlante' e docenti per la traccia 'impalpabile'.
Il problema è dare una traccia ‘impalpabile’ in cui tutti possano scrivere qualcosa, di solito un argomento studiato nel corso dell'anno: guerra, inquinamento, razzismo…
Quindi se la traccia non è assolutamente libera, non si può piegare a quello che gli alunni hanno preparato. La  traccia ‘impalpabile’ risulta così generica: tra gli argomenti trattati esponi quello che ti ha maggiormente coinvolto, analizzando le cause, tutti gli aspetti e le possibili soluzioni....  
Oppure può essere il tema di riflessione personale sotto forma di lettera o diario. E che sia lettera o diario, perché racconti, autobiografie o altre forme testuali sono bandite: troppo difficili.
Io mi illudo sempre di dare ai ragazzi una vera possibilità d'esame, fare in modo che possano giocarsi qualcosa senza svalutarne in assoluto il significato.
Quanto vale l'esame? Sembra una domanda molto semplice ma ogni anno suscita malcontento e minacce di ricorsi. Due possibili e banali risposte: vale nulla perché non è giusto che un percorso triennale venga limato e modulato dalla prova finale; vale tutto perché la valutazione del Consiglio di classe è pari solo ad 1/7 del voto conclusivo… due estremi, certo. Alla base delle riflessioni c'è il dato di fatto che chi valuta è chi ha valutato per tutto l'anno, quindi è logico sperare che i criteri di valutazione siano coerenti e questo dovrebbe garantire pochi scarti.
È pur vero che agli esami bisogna mettere qualcosa in palio per dare un senso alla performance, se no non avrebbero significato e potrebbero essere cancellati con un colpo di spugna.
Qual è quindi il senso? Che cosa ci si deve giocare agli esami? Non certo la promozione o la bocciatura. Non certo uno stravolgimento valutativo. Ma sicuramente una lettura trasversale di competenze che possono essere chiamate in causa dall'ufficialità della prova: la concentrazione prolungata, la capacità di interagire con più adulti contemporaneamente, il controllo delle emozioni, affrontare una situazione diversa dal consueto ... Bisogna stabilire quindi quanto questo possa pesare sulla valutazione finale, quanto possa discostarsi dalla valutazione 'normale' senza creare situazioni assurde o false aspettative.
I docenti sanno benissimo che un alunno che non ha competenze sufficienti in un ambito non riuscirà a mostrarle solo perché sta sostenendo l'esame. Se l'alunno non ha imparato la probabilità o come si struttura una lettera, non saprà farlo magicamente solo perché sta sostenendo l'esame. Quindi se il Consiglio ha deciso che, nonostante queste carenze può sostenere l'esame, non può poi 'sorprendersi' e mal sopportare che lo superi anche senza questi saperi. La sua soglia di accettabilità comprende anche le sue mancanze.
Poi ci sono gli altri, quelli che superano la soglia di accettabilità e che vivono l'ingiustizia di essere 'paragonati' a chi non è accettabile. Tutto questo perché i docenti sono obbligati dalla legge a non poter  'promuovere'  se non con il 6 generalizzato. Manca la libertà di scollegare la valutazione delle 'conoscenze' (perché il più delle volte quelle si valutano) dalla valutazione globale del percorso, ... ... Si considera ancora sconveniente 'promuovere' un alunno perché ha costruito un percorso positivo anche se non ha raggiunto livelli accettabili in tutte le discipline.
La legge accetta che si menta e che si dica "ha tutti 6" anche se non è vero, piuttosto che dire coerentemente "non ha tutti 6, ma nell'insieme riteniamo che il suo percorso sia positivo". L’ 'ipocrisia' del voto crea a catena l'inaccettabilità e l'incomprensione, da parte degli utenti, del giudizio.

Riflessioni a margine: due prove di italiano "scritto", due prove di matematica e due di lingue, 6/8 della valutazione è delle prove scritte. Questo vuol dire che queste materie decideranno in gran parte il voto finale. Questo vuol dire che queste materie devono concordare criteri di valutazione più flessibili perché se no i conti non tornano e quando si inseriscono a sistema i numeri, se la media non torna, i dati non vengono accettati. Se le prove "scritte" hanno una votazione insufficiente generalizzata, l'alunno non può essere promosso.
E le altre materie? Quelle per le quali da sempre ci si è battuti perché concorressero alla pari nella valutazione dell'alunno? Quelle competenze nell'arte, musica, attività motoria, tecnologica, quelle materie da 2 ore per settimana che concorrono come italiano e matematica per 1/11 circa a costruire il voto globale della valutazione dell'anno? Nell'esame  appena traspaiono, inglobate solo in un pizzico di orale.


Da quando le nostre cattedre di lettere sono state ricondotte a 18 ore, mi è capitato di non avere più tutte le ore di lettere in una classe, ma di avere insegnamenti divisi o italiano o storia e geografia, questo mi ha permesso di riflettere sull'atteggiamento di molti prof di lettere  e alcuni di matematica che considerano le classi, in particolare la classe dove hanno operato per un triennio "la mia classe". Su questa pretendono di avere l'unica vera visione perché conoscono bene le dinamiche, sanno tutto degli allievi. Questi insegnanti immaginano la classe a loro immagine e somiglianza; forti del fatto di essere depositari di ben 2 o 3 blocchi valutativi riescono persino ad imporre a Consigli di classe poco robusti la loro visione del mondo con il risultato che alla fine spalmano il loro punto di vista su tutti gli altri insegnamenti. È difficile uscire da questa impasse valutativa, soprattutto in sede di esame quando a queste discipline viene dato uno spazio enorme con le valutazioni scritte e in più,  spesso,  gestiscono la conduzione del colloquio orale.

Parlando dell'esame 2.0 in realtà sto parlando di un esame tout court. Ancora una volta la sperimentazione mette sotto una lente di ingrandimento tutto ciò che riguarda la didattica.

La bellezza del Consiglio di classe è nella diversità, ogni insegnate ha il privilegio di instaurare con gli alunni la SUA relazione didattica e umana. Questo può voler dire che persone (insegnanti) diversi possono avere degli alunni una visione diversa ed è vero anche l’ inverso. Ciò lascia spazio ad una palestra di esperienze molteplici che, se condotte serenamente creano anche nei ragazzi la serenità di affrontare stili comunicativi diversi, oltre che linguaggi e competenze diversificate per aree disciplinari. La valutazione dovrebbe ricomporre il puzzle, superando la visione del singolo docente, anche se è quello dotato di maggior carisma o carico orario.
Il trucco per esempio di dare ad ogni docente la sua griglia per la raccolta delle valutazioni, senza mostrare in fase di compilazione le griglie degli altri docenti, è un banale espediente per evitare l'effetto "aggiustamento".

Altra osservazione: la valutazione delle difficoltà. Quando si ricostruisce il percorso di un alunno in genere si valutano le difficoltà "oggettive", che la vita ha dato in dono agli allievi e che possono aver determinato rallentamenti nel percorso di apprendimento. Ogni alunno ha il suo modo di reagire alle situazioni della vita: il modo "simpatico" cioè quando il ragazzo si piega o chiede aiuto o si appoggia al prof  e il modo "antipatico" di sfida, di ribellione o di apatia. È ovvio che le due reazioni allo stesso evento producono due accomodamenti valutativi differenti.
Valutare allora solo gli apprendimenti sganciandoli dal contesto "umano" che li ha prodotti? In realtà la scuola tende ad avere uno strano comportamento schizofrenico. Personalizzazione vs oggettività. Escono dalle nostre classi alunni che NON SANNO ma che non ha senso respingere se non si vuole aggravare una situazione di sconfitta sociale, di discriminazione e di ingiustizia ancora più profonda. Ci sono alunni che sanno solo perché dietro di loro c'è un obbligo sociale del sapere, ma non è un loro bisogno. Questi due estremi sono facce di una strana medaglia che non riesce a motivare a incuriosire a far scattare una molla: Imparare perché ė la cosa più naturale che sappiamo fare fin da quando siamo nati.

Penso sempre ad un ESAME diverso, nel quale io possa mettere in grado i miei ragazzi di far vedere, di raccontare la loro presa di coscienza dell'imparare. La prova orale dell'esame mi ha sempre spinto a questa riflessione: non una stantia esposizione di un percorso multidisciplinare (con le solite e trite assurdità da collegamento obbligatorio tra le discipline) ma un modo diverso di dialogare sulle competenze essenziali (e allora dobbiamo concordarle le competenze) su come si risolve un problema, su come ci si orienta su tutto ciò che si sa. Non il legame da trovare tra gli argomenti studiati o addirittura non-studiati ma piegati alla logica del "percorso"; piuttosto il filo che lega tutte le conoscenze tra loro per farne un blocco unico da usare nella vita.

E che succede nella classe 2.0? Dove abbiamo sperimentato mezzi, procedure e stili comunicativi diversi? Niente. Succede che, come per gli altri nell'esame è più facile partire dal percorso pluridisciplinare, da storia o geografia perché è più facile legare gli argomenti. Apriamo anche alle presentazioni in PPT, alle mappe concettuali, ma poi non andiamo oltre.
Il primo giorno di orali ho provato a "non interrogare", a cercare di discutere sulla realtà, sulle scelte di linguaggio, sull'importanza di ciò che si è imparato. Aprire il colloquio ai compagni presenti, far vedere quello che si è in grado di fare e come lo si costruisce.  A volte mi ritorna quando la Scuola media concludeva l'obbligo ed era importante la formazione del Cittadino. Allora nell'esame potevi mostrare di essere una 'brava persona' in grado di sapersela cavare almeno un po'... Le competenze civiche acquistavano un peso preponderante. E anche se, pure in quel caso si sentiva che la scuola non aveva avuto successo (perché è inutile a dirsi, chi lasciamo indietro è sempre il più debole che avrebbe bisogno di stare a scuola non meno tempo ma tutto il tempo necessario per riempire il gap), però c'era una specie di gratificazione.

Come sono andati gli esami 2.0? Io dico male perché abbiamo “maltrattato” i nostri ragazzi, abbiamo avuto aspettative alte che puntualmente non potevano essere attese, più alte rispetto alle altre classi dove ci si è “accontentati”. Da loro ci siamo sempre aspettati di più: nella quantità e qualità del sapere, nella consapevolezza, nella costruzione di learning (o meglio studying) object. che loro hanno costruito guidati da prof che a volte ne sapevano meno di loro sugli strumenti da usare.
E all'esame è successa la stessa cosa, siamo stati più duri nell'accettare la loro paura da prova, nel valutare i loro errori e le loro ansie. Conclusione: (per me) un po' di amaro in bocca, nessun dieci, voti ridimensionati dalle prove, eppure due o tre foto digitali le ho scattate, i sorrisi e le cose che hanno prodotto, chi scherza con il prof di matematica e la recita estemporanea e chi parla di sé e di come si sente, e i quaderni di 3 anni (che mi fanno sentire maestra che ci tiene al quaderno) e il racconto dello sfondo del power point di storia con le belle immagini b/n...
Non lo so...
L'anno prossimo ci devo pensare, ripensare,... Sono 26 anni che ci penso.


Documentazione 2.0


Io, anzi NOI  documentiamo così.
Cerchiamo didare voce ai dubbi, agli slanci di questi tre anni trascorsi insieme.
Mentre i prof parlano, ricordando i fallimenti, le zone d'ombra, i successi i possibili sviluppi e le cose importanti, scorrono le immagini dei lavori fatti sotto la guida dell’insegnate o in modo autonomo dagli alunni; le voci dei ragazzi si mischiano con quelle dei docenti.
In alcuni casi sono stati usati dei semplici tutorial che i ragazzi hanno preparato, le immagini del blog e della piattaforma elearning, dei lavori creati con gli strumenti di Google docs (ora drive) e maps, hot potatoes, strumenti di Office  e openoffice, c map, geogebra…… molto è stato fatto utilizzando risorse on line.
La rete ha sempre permesso di usufruire di servizi gratuiti (mindomo, prezi, anobii, slideshare…). Si spera che la situazione resti invariata rispetto al passato e consenta l’uso gratuito soprattutto delle scuole.
Si segnalano alcuni inevitabili limitazioni dei servizi erogati (es. dipity permette solo cinque mappe, spazi ristretti di archiviazione) e ciò apre uno scenario complesso per quanto riguarda il problema delle risorse.
Come è da segnalare il bisogno forte di avere nelle scuole collegamenti ad internet gratuiti, veloci e potenti; tutte le cl@ssi 2.0 avevano come prerequisito la connessione alla rete, ma l'uso quotidiano dei laboratori, la disseminazione nelle altre classi con alunni e docenti connessi anche con i loro device, le hanno rese insufficienti e inadeguate.
lenteAl di là delle risorse che si usano, e ce ne sono tante (non è importante se usiamo Glogster piuttosto che google suites....), la cosa fondamentale è che la sperimentazione ci ha obbligato a parlare di didattica, è stata una sorta di lentediingrandimento che ha reso più VISIBILI tutti i pregi e i difetti del nostro lavoro. Inoltre ci ha obbligato a rileggere i fondamentali delle discipline, i nodi del sapere, a ridiscuterne nel luogo giusto: nel consiglio di classe e in modo più ampio con i colleghi delle altre classi in sperimentazione, in una vera e propria rete virtuosa (oltre che virtuale).
Parlare di didattica nel consiglio di classe è stato strettamente unito alle caratteristiche degli strumenti tecnologici che tutti hanno usato indipendentemente dalle competenze iniziali. Ognuno dei docenti e degli alunni ha potuto seguire un percorso personalizzato di "iniziazione" alle tecnologie sperimentandoe studiando l'applicazione di piccoli percorsi, traguardi più o meno lontani.
La scrittura è stata rivoluzionata. La scrittura digitale è pervasiva... Mai si è scritto e letto di più. Ogni passaggio sul digitale prevede un testo scritto-letto. Le circostanze comunicative della scrittura digitale rendono obbligatorie alcune riflessioni sulla accettabilità dei messaggi, la loro leggibilità, la manipolazione dei testi altrui e propri. Obbligano ad una costruzione di testi complessi paroleimmaginilinksuonianimazioni molto più articolata e soprattutto più legata a una sceneggiatura e a una progettazione.
Copiare informazioni, scrivere testi originali si intrecciano molto più saldamente che nel passato e in questo scenario il ruolo del docente come mediatore e problematizzatore, una specie di nuovo grillo parlante che si trasforma ma resta essenziale.
Abbiamo dovuto discutere e riflettere sulla documentazione didattica, su modi e strumenti che permettano in modo meno burocratico di raccontare e rendere fruibile anche all'esterno i percorsi realizzati.
Il video è stato registrato con la telecamera della scuola e con il telefono; gli alunni hanno scelto programmi gratuiti o servizi web per catturare le schermate, il tutto è stato montato con il programma imovie, ovviamente non si tratta di un prodotto professionale.




Classi 2.0 – 5 marzo 2012 a Roma 
 
Si sale e si scende con l’umore. Nei discorsi dei proff dell’  Aldo Moro e  Di Liegro.
Noi abbiamo cominciato a fare l’incontro già sul treno, siamo tre, ci siamo sempre io e Giancarlo e poi Elisabetta. L’aria di fine corsa si respira, i dubbi, i ripensamenti sulle cose che potevano andare meglio…
È indispensabile una sintesi, per non dimenticare.
Questi momenti di confronto e di incontro, in cui ci abbracciamo e ci rivediamo così volentieri, sono stati pietre miliari in questo strano e intenso percorso.
Ci sediamo dividendo lo spazio circolare in tre: noi da una parte, Anna e i suoi colleghi da un’altra e Filippo e il prof. Maragliano in mezzo (lo so che, se si sta in cerchio, in mezzo ci stanno tutti!).

Punti salienti della discussione.
1.     Bilancio dell’esperienza. Partiamo tutti a lamentarci: colleghi cambiati, consigli di classe spezzati a metà tra i favorevoli e contrari, disseminazione difficile.
Poi invece diciamo cose ben diverse: che nei consigli di classe per fortuna non c’è chi rema contro; che a volte nei cambi sono arrivati colleghi più motivati; che il corso, le classi che fanno uso di tecnologie sono più appetibili per i genitori (il circolo virtuoso per cui i prof più disponibili all’innovazione forse sono anche quelli più motivati…); che alla fine molti colleghi si sono almeno avvicinati (corsi di aggiornamento, piattaforme….)
2.     Aggiornamento. Rileviamo che il progetto, anche se supportato da tante entità, ci ha lasciato a fare i conti con noi stessi, non è stato previso un piano di formazione e anche gli spazi che avrebbero potuto essere sfruttati per lo scambio e la condivisione dei percorsi (leggi piattaforma ANSAS) sono poco amichevoli, scomodi da usare, troppo abbandonati a se stessi… e così tutto si disperde, si richiude in spazi regionali scarsamente frequentati. I materiali e gli scambi vengono dispersi in rivoli di social network, gruppi, blog, mail… dove è difficile orientarsi e dove si spreca tanta  energia.
3.    Lavoro d’aula. Nessuno di noi è più lo stesso, il nostro modo di lavorare è cambiato. Il mondo che ci circonda è cambiato, non si può tornare indietro.
Giancarlo racconta delle sue esperienze tra virtuale e manuale con la matematica; le colleghe di lingue sottolineano la “necessità”, l’indispensabilità del lavoro sulla lingua viva della rete; parliamo delle difficoltà degli alunni di ascoltare e di parlare (ma queste due abilità sono da sempre state trascurate nella nostra scuola e forse bisogna iniziare a creare percorsi, grammatiche e nuovi modi di insegnarle); io racconto della mia esperienza di lettura ad alta voce (con un uso della tecnologia veramente solo marginale); Anna parla del legame tra editoria scolastica e tecnologie, con tutti i danni che prodotti falsamente nuovi possono procurare.
4.    Valutazione degli alunni. I nostri alunni non sono né migliori né peggiori di altre classi, almeno adesso (un arco di tempo di tre anni e una valutazione così a breve termine non possono certamente essere esaustivi ). Tutti gli alunni hanno imparato di più in termini di conoscenza e di uso delle tecnologie (e questo in modo generalizzato, oltre le specificità del lavoro disciplinare); tutti sono molto responsabili e autonomi  nell’uso e nella gestione della strumentazione. Nelle classi 2.0 ora tutti hanno la connessione anche a casa.
Ci preoccupa e ci lascia delusi il monitoraggio del progetto, così distante, senza feeedback di nessun tipo. La prova INVALSI che chiuderà sicuramente il cerchio sembra quanto mai inadeguata a registrare i risultati di un percorso così complesso.
5.    Trasferibilità. Ricopio le parole del punto 3: Nessuno di noi è più lo stesso, il nostro modo di lavorare è cambiato. Il mondo che ci circonda è cambiato, non si può tornare indietro.
Discutiamo di due trasferibilità diverse: una legata all’asset della classe, con i suoi strumenti che non potranno sicuramente essere riprodotti su scala almeno con gli scarsi fondi della scuola. Analizziamo soluzioni più economiche dal carrello con videoproiettore e Pc, all’esperienza con la wii, piattaforme gratuite, consorzi di scuole per sostenere i costi dei servizi; l’altra trasferibilità è sicuramente più concreta a portata di mano (almeno per noi), è quella della mentalità 2.0. La mentalità 2.0 è fatta di cose vecchie e di cose nuovissime che si intrecciano, è una mentalità reticolare fatta di scambi di ruoli e di materiali e di esperienze, una mentalità ecologica che riesce a riciclare un sacco di roba senza sprechi, è una mentalità fluida in cui tempo e spazio hanno confini molto sfumati e plastici, è una mentalità curiosa e ludica, è una mentalità. Questa mentalità per fortuna è esportabile e trasferibile a costo zero.
6.    Fine. Le tecnologie assolvono il loro ruolo quando diventano invisibili. Se ci hanno permesso di discutere di nuovo così animatamente di didattica, di apprendimento, di comunicazione, di relazioni, significa che le abbiamo (almeno in parte) piegate ai nostri bisogni. Il progetto ufficialmente sta per finire e questa piccola comunità di volontari/visionari prof2.0 che fine farà?
Un viaggio in treno e tre ore ben spese. 







APPUNTI SULL'INCONTRO DI "FORMAZIONE" CLASSI 2.0 A MONTECATINI-AUTUNNO 2011


Strana stavolta l'aria di Montecatini, la pioggia e il piacere di rincontrare vecchie facce, non ti libera dall'aria di smobilitazione, di fine percorso, di capolinea.

E' un po' la sensazione di quando scopri che i "grandi, i genitori" non sono poi cosi' grandi, sbagliano, si trincerano dietro parole dette e non dette, dietro silenzi per nascondere una fragilita' che non sanno ammettere e che li renderebbe soltanto piu' umani. Stare fino a mezzanotte a discutere mi da' una stanchezza così simile all'ubriacatura e, come in vino veritas, come una lente guardo i miei compagni di viaggio e mi pare di leggere piu' chiaramente i loro dubbi, timori ed entusiasmi.

Cosa resta.

La sensazione forte che i tempi sono sempre troppo stretti. Tutti i tempi: quelli della progettazione, quelli dello scambio, quelli per lavorare in classe. Il tempo dell'incontro e dello scambio e' talmente veloce che si ha solo modo di immaginare il supporto che tutti gli attori potrebbero mettere in campo...

 La consapevolezza del fascino del lavoro mai uguale del docente, sempre da sperimentare, da rivedere, sempre con questo continuo rileggere il passato (la propria autobiografia da studente, le esperienze dei colleghi) e visionare (nel senso di avere visioni o anticipazioni degli scenari del futuro ( retorica questa cosa, ma ogni tanto ci vuole)

 La fascinazione del tempo/ epoca che stiamo vivendo così complesso e ricco, e la nostra difficoltà quasi autistica ( molto bella la prima parte del suo intervento, prof Petrucco) di arrivare ad abbracciare il globale e di perdersi nei dettagli.

 La difficoltà di comprendere i meccanismi dell'interazione tra quello che si apprende perché si deve con quello che si apprende nostro malgrado e quello che si apprende perché lo si ama.

La difficoltà di capire fino in fondo i meccanismi della motivazione: come nasce la motivazione di un bambino ad imparare i nomi dei Pokemon? Come si "costruisce la pubblicità del sapere, quella cioè che ti fa imparare e desiderare di farlo

 La complessità di mediare la metodica del il lavoro condiviso/ collaborativo con la valutazione degli apprendimenti?

Il fatto che le tecnologie e i media in generale ti obbligano a ripensare a cosa e' la conoscenza e la comunicazione. Scoprire tante volte che il 2.0 e' nella testa.

 Ricordare quanto e' difficile rompere il pregiudizio che la tecnologia sia ludica, o un premio per la buona condotta.

 Creativita' e' cambiare sempre punto di vista ( anche questa, citazione scontata).

 La morte del libro genera testi. Vero: tessuti fatti di connessioni e lingue/ linguaggi differenti. un wiki con le discipline connesse: il mio lavoro sul lavoro dell'anno scorso potrebbe essere utile.

Mi chiedo tuttavia se non sia il solito multidisciplinare in altra veste. Quanto e' difficile conciliare il bisogno di trovare fili e connessioni tra il sapere e quanto invece il sapere richieda anche una ricerca dei tratti semantici e delle specificità che lo caratterizzano?



IMPLEMENTING 21ST CENTURY WAYS OF LEARNING AND SCHOOLING... NOTE A MARGINE


mercoledì 11 maggio 2011, corse contro il tempo per esserci e per rispondere all'invito: 200 scuole chiedono di essere 2.0 e siamo tra i PRIMI 100 (e che vuol dire? ci guardiamo tutti contenti di esserci, in molti casi contenti di ritrovarci e al tempo stesso sospettosi... gli occhi guardano in cerchio pere cercare di capire tra i sommersi e i salvati... tanti Dirigenti, stavolta... e non so se è un bene o no).

Scuol@ 2.0 è un sogno in cui credo: un sogno di democrazia, partecipazione, sapere costruito e non "inculcato"...
e credo pure che, al di là di Regioni troppo più avanti della mia, al di là di Dirigenti troppo più interessati del mio, al di là delle risorse umane, finanziarie tante più delle mie ( faticosamente raccolte... ma perchè le scuole devono elemosinare sempre??? me lo chiedo senza risposta)... al di là di tutto questo, spero di essere prof in una Scuol@ 2.0... in un mondo di scuole 2.0.

brevi note per non dimenticare e per sognare ancora un po' di poter essere tra gli eletti (tanto continuerò lo stesso, a fare scuola così, come piace a me)

positivo - clima internazionale guardi la carta dell'Europa con le frecce che indicano altre scuole e altre realtà e senti che c'è un movimento di teste di idee che attraversa gli spazi
negativo - il mio inglese traballante  senti le voci, capisci, ma ti mancano le parole giuste per rispondere, chiedere far sentire la voce (ai miei tempi si studiava francese)... mi toccherà imparare... l'anno prossimo, forse, se non dovrò imparare ancora per surfare nell'apprendimento digitale...
positivo - alcune esperienze questi incontri hanno un duplice effetto benefico: catturi idee nuove oppure, oppure ricevi conferma/conforto che sei tu l'idea nuova.
  • The Gen Y project in Sint Lievenscollege http://geny.sintlievenscollege.be/
Ad-hoc teams composed of pupils of different ages and various talents do research about new learning technologies and develop attractive and interesting teaching methods based on their own needs and experiences.
  • The Teacher Aid Project, where students teach teachers how to use different technologies in http://teacheraid.wordpress.com/
esperienze interessanti.  Ma si ha la sensazione che rimangano percorsi con l'uso delle ICT ai margini della attività didattica quotidiana... del secondo va sottolineta la bella metafora della Tavola Rotonda dove i nuovi cavalieri della tecnologia si mettono al servizio della "competenza tecnologica"... eppure resta il sapore di un bell'inizio che non si radica ancora nella vita spicciola delle attività giornaliere.
  • Riflessioni mie a margine su LIM e piattaforma Si tratta di strumenti importantissimi di diffusione delle ICT, eppure con esse io credo che si corra il rischio di ricadere nella didattica tradizionale, dove l'attenzione di tutti è catturata dalla lavagna che è una e dai materiali che il PROFESSORE spesso crea e deposita nella piattaforma e-learning. Con ciò non voglio dire che non siano fondamentali strumenti di innovazione didattica, ma che nascondono il rischio di riprodurre con un bell'involucro modelli vecchi e consolidati.
  • No classroom, no strict timetable at the Hellerup school 
At Hellerup school, students are offered an innovative learning indoor environment, flexible timetables, learning strategies based on the learning style of each single child, and opportunities provided by the surrounding nature.
Un modello di scuola veramente diverso dal nostro... quasi inconcepibile con i nostri spazi, tempi, raggruppamenti orari... potrei dire qualcosa, dopo averlo provato... mi incuriosisce la distinzione tra corsi e progetti... quali conoscenze e competenze li diversificano? come si integrano?
positivo - Italia INCLUSIONE dallo stato dell'arte in Italia emergono esperienze significative e gratificanti: in tutte la tecnologia, anche se con tutta la fatica del caso, è nella vita "normale" della scuola, diventa strumento che sta lì quasi sullo sfondo, integrato nell'attività, in classe.
Mi piace questo senso della scuola che INCLUDE... lo vedo come la vera sfida della mia idea di scuola...
Mentre sento i colleghi del gruppo di discussione parlare dell'inclusione degli alunni, degli stranieri, dei DivA, delle famiglie, .. e delle tecnologie... penso che mi piace esserci in questa scuola pubblica, un po' povera, tanto maltrattata eppure così ... (penso a delle parole ma mi sembrano tutte retorica un po' sterile e non mi piace dare quest'idea della scuola)
negativo - divario di genere succede un po' in tutte queste riunioni, seminari... ... e mi dispiace. Se nella scuola la popolazione maggiore è quella femminile, in questi casi il rapporto si capovolge. Predominano i maschi. Non voglio parlarne. (succede anche nei nostri 2 video per l'Italia, e non me ne vogliano i bravissimi Domizio e Giuseppe)
negativo - il tempo, sempre troppo scarso
negativo - la mia età... tra i vecchi prof 

... e se poi mi viene in mente qualcos'altro, riaprirò la nota e aggiungerò


TOGLIERE IL DISTURBO??? NO, GRAZIE


ti prego, passa e leggi... se sei prof va bene, se sei alunno/studente va bene e se non sei niente va bene lo stesso...

io mi ritrovo ad essere un po' tutta di un pezzo, per esempio pensop che un prof debba essere "sobrio", non debba indossare gioielli e pellicce, vestiti firmati, tecnologia ultracostosa... non lo so perchè ma sento che è giusto così.

Tornando in treno dalle riflessioni di Cl@ssi 2.0 ho letto il testo di Citati e di Lodoli alla luce delle tecnologie.
Tecnologie e noia,tecnologie e divario digitale, tecnologia e democrazia.

Quando sento parlare e attribuire alla tecnologia il "potere" sottile di cancellare la noia dell'istruzione provo un moto di fastidio: la tecnologia ridotta a un giochino che serve per indorare una pillola amara... ingiusto, sia verso la pillola che verso la doratura... la pillola della curiosità e della saggezza è dolce di per sè (o dovrebbe esserlo); la tecnologia è troppo complessa per essere ridotta ad un gioco.

Penso a tre cose fondamentalmente: divario di uso della tecnologia tra maschi e femmine; divario tra accesso alle tecnologie e divario di background.

L'uso in partenza delle tecnologie predilige il maschio. I maschi sono all'inizio più liberi di girare nelle strade virtuali della rete, così come in quelle reali; così anche i miei ragazzi che navigano sicuramente più liberi e meno accompagnati da genitori e adulti. Le femmine no, usano MSN piuttosto che FB, navigano poco e controllate a vista...
Una nuova sottolineatura di ruoli e di "preoccupazioni" che dividono e ribadiscono differenze.

Divario di accesso alle tecnologie. Penso agli alunni di Lodoli: quante possibilità di accesso libero oltre la scuola? Nord e sud del mondo ad un passo. E l'accesso alle risorse, alle informazioni sempre più lontano. La palestra della critica, del saper riconoscere, scegliere, decidere, leggere restano per molti una porta chiusa. Cerco la scuola di Don Milani dove si imparava a LEGGERE il giornale e ci si arrabbiava se si scopriva che il linguaggio era solo per gli addetti ai lavori (ma in certi casi gli addetti ai lavori non siamo tutti???)

Divario di background. Un po' come con la TV: se sei senza back o con un back svantaggiato vedi solo programmi spazzatura, giri e rigiri tra i soliti noti e stai lì, forse credi che quello sia importante, l'ha detto la TV, forse sogni che quel mondo possa magicamente essere il tuo, forse ...forse il mondo vero è proprio così... e così è la rete, anzi di più molto di più
se sei forte invece si apre un mondo di possibilità fatto a strati, fatto di legami che rinforzano o stravolgono quello che già possiedi e lo rendono più saldo, o anche più dubbioso, ma sicuramente più ricco... in modo esponenziale...

Io credo che la scuola abbia l'obbligo morale (etico...mi piace di più etico) di pensare a queste implicazioni della tecnologia... non solo per rendere meno noiosa e più accattivante la lezione.


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