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martedì 11 settembre 2012

Letture: Amélie Nothomb "Igiene dell'assassino"


"Se uno scrittore riesce ad essere affascinante parlando della sua creazione, ci sono solo due possibilità: o ripete ad alta voce quello che ha scritto nel suo libro, e allora è un pappagallo; o spiga cose interessanti di cui non ha parlato nel suo libro, nel qual caso detto libro è un fallimento perché non basta a se stesso."
Ho letto un libro sulla creazione letteraria. Parla di un Nobel della letteratura che sta per morire (di una malattia strana e per questo particolarmente affascinante) e si sottopone ad un'intervista, un saluto dal mondo, un testamento.


"Se lei non avesse letto il libro in diagonale, giovanotto, come probabilmente ha fatto, se l'avesse letto come bisognava leggerlo, con le budella, per quel poco che ne ha, avrebbe dato di stomaco. "
Stavolta comincio da una citazione perchè questo libro l'ho letto proprio così, in diagonale, cercando di piegarlo alla mia vita, inseguendo fili che mi appartengono e non quelli dell'autore. L'ho letto alla luce di quello che cerco di spiegarmi.
In questo libro ci sono tre cose che mi riguardano: la scrittura/lettura, l'obesità mostruosa e l'amore giovanile.
L'autrice descrive l'obesità come agonia continuata nel tempo, lega il peso reale al peso metaforico (anche se poi, nel testo dice di non concepire metafore) della vita, dell'assurdo, del dolore, degli anni che passano e deformano. "Io sono il messia dell'obesità, quando morirò prenderò sulle mie spalle tutti chili di troppo dell'umanità. Concepisca quale è stata la mia vita : un sacrificio di 83 anni. In confronto cos'è il sacrificio di Cristo?...." io ho sempre percepito così l'obesità mostruosa, come una crocifissione continuata nel tempo dove le immagini della normalità di prima, si riavvolgono e scorrono di nuovo davanti agli occhi, con gli episodi non risolti, le amicizie e gli amori sospesi della prima giovinezza.
Questo libro mi fa male eppure lo RICONOSCO, e questo riconoscerlo mi fa rabbia e sollievo.
L'amore, il primo, appartiene all'infanzia, arriva prima del corpo anzi è talmente totalizzante che rappresenta la vita stessa, da fermare. L'unica vita vera è questa preadolescenza senza sesso che si vive nudi e nel respiro della natura, quando e dove tutto è ancora possibile ma se uno ne ha consapevolezza, se la riconosce non può che trasformarla in follia. Dalla bellezza efebica e senza peso di quest'amore, la scoperta della crescita rende mostruosamente obesi, avidi di scrivere in modo compulsivo, destinati, per legge di contrappasso a non essere mai letti, incapaci di comunicare.
L'unico lettore vero del le opere di questo scrittore pachidermico è donna, investigatrice e curiosa fino alla scoperta del segreto. L'unica che vede lo scrittore nudo e grasso è donna, l'infermiera che lo lava e lo mette nel pigiama come un bambino.
"ammettendo che un lettore intelligente esista, se è realmente intelligente e aperto non avrà bisogno di spiegazioni."

Letture estive - Camilleri, Una lama di luce


 Sabato 11 agosto 2012 alle ore 11.47 ·


Libro prestato da Salvatore che protesta per la lungaggine ed esaustività del risvolto di copertina che gli racconta troppo della storia.
Le lunga saga di Montalbano con le sue ripetitività a volte mi annoia: un cliché ormai collaudato fatto di lingua, personaggi, caratteri, delitti. La noia di questo libro invece è annullata magicamente da un incipit e una fine così intimi e dolorosi da dare un senso di realtà alla finzione investigativa.
La crisi amorosa del personaggio e la sua inattesa conclusione danno un senso profondo al titolo. La lama di luce che taglia dolorosamente e ferisce gli occhi del commissario è metafora di ciò che potrebbe o avrebbe potuto essere e non è o non è stato. La lama di luce rischiara, brilla, ma colpisce gli occhi, penetra e uccide.

Ancora, in questa estate così dura da vivere, con questi affetti che si rincorrono e vivono strane metamorfosi, è il sogno ad avere un ruolo così importante (per me e per Salvo M.)... Il sogno è il legame con l'animalità della nostra esistenza, legata alle viscere piu profonde e oscure, in contrapposizione con la luce. A volte il sogno ci riannoda fili con persone lontane e con il mondo delle ombre. Mi piace questo sogno/percezione/presagio che lega Salvo a Livia.

Solo una citazione per non rovinare troppe sorprese, una citazione dolorosamente vera: "con la so' morti, F. ligava lui a Livia e Livia a lui chiossà d'essiri maritati". Dietro c'è tutto il libro e un'amara evoluzione del protagonista. Posso restituire il libro a Salvatore.

Letture estive: Amélie Nothomb, Acido solforico


Libro numero tre dell'estate: era un regalo si compleanno ma quest'inverno non sono riuscita a leggere molto, così l'ho conservato per dopo.

Amélie Nothomb, Acido solforico... Mi ricorda Truman show per l'argomento ma molto più feroce... Un reality in un campo di concentramento. All'inizio avevo un po' timore a iniziarlo, per la mia incapacità a sopportare la ferocia degli uomini su innocenti e animali.. Un dolore sordo alla bocca dello stomaco, poi avanzando nella lettura lo spirito grottesco della vicenda, i l suo reale filo diretto con la realtà mi ha permesso di andare avanti in questo strano mondo di telecamere, televoto, audience, nomination e morte...

Non voglio parlare però dell'ovvia critica che l'autrice fa alla società contemporanea, al dolore sbattuto in prima pagina, ma da linguista appassionata di parole voglio soffermarmi prima sul senso profondo dell'avere un nome, l'identità e la consapevolezza di sè, passa attraverso il nome.

L'anonima sigla numerica rende non-persone, come avevano drammaticamente intuito i nazisti e tutto ciò che esiste nella realtà e nella mente è legato al nome. Il balletto psicologico tra le due eroine della storia si dipana lungo il filo del nome. L'eroina-buona attraverso la manipolazione del suo nome salva temporaneamente la sua 'baracca'. L'antieroina invece, che il nome ce l'ha dall'inizio acquista umanità solo quando questo viene separato dal nome del ruolo nel campo: kapò.

Il percorso di rivolta in nome della dignità umana avviene sempre sul filo della parola: conversare a tavola mentre si mangia la brodaglia, come se si stesse in un convivio; darsi del lei sempre; i discorsi al pubblico dietro le telecamere (tanto simili a quelli del film Quinto potere... Chissà se l'autrice l'ha visto), l'appello al mondo attraverso l'occhio magico della tv che ha lo strano potere di far passare le parole ma impedire che si trasformino in messaggi e azioni.

L'eroina invita gli ascoltatori a spegnere il televisore, i media l'acclamano, ne parlano, amplificano il suo messaggio e l'audience sale. Gli organizzatori danno la capacità di telefoto al pubblico, i media si indignano, ...ma tutti, il giorno dopo votano.

Le due protagoniste sembrano un'unica entità tanto si compensano e si contrappongono. L'aguzzina innamorata della vittima, per questo amore esclusivo e malato diventa capace di eroismo e stima.

La fine parla dei sopravvissuti.

"ogni volta che incontro una persona nuova le chiedo come si chiama e ripeto ad alta voce il nome
- capisco..
- e non è tutto, ho deciso di far felice la gente
- ah, e come?diventerà una dama di carità?
- no, sto imparando a suonare il violoncello.
- il violoncello ? É magnifico... Perchè il violoncello?
- perchè è lo strumento che somiglia di piu alla voce umana."

Solo una citazione perchè parla del potere salvifico dell'arte, del legame tra musica e uomo, dei nomi, della fine ... Per fortuna una abbastanza lieta fine... E in questa strana estate ci vuole.